Il metodo ONDA

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Parte interpretativa

Stanislavskij’s singing

Vi siete mai...

⦁ chiesti qual è la grande differenza che passa tra essere un CANTANTE ed essere un INTERPRETE?
⦁ domandati come mai, pur essendo tecnicamente padroni del vostro strumento vocale, ci sono note che proprio non riescono a uscire, o che escono strozzate, flebili, gridate o inespressive?
⦁ posti il problema di quali emozioni siete in grado di suscitare nei vostri ascoltatori, di come riuscite a coinvolgere il vostro pubblico?
⦁ domandati infine chi è il vostro pubblico, e qual è il palco che fa per voi?

Questo sarà il campo d’azione del metodo Onda.

Il metodo ha la durata di otto settimane. Otto incontri che avranno l’obiettivo di:

1) Riconoscere e analizzare la struttura narrativa di un brano musicale, individuandone il punto di conflitto, quello di svolta e quello di risoluzione;

2) Imparare a mettere in relazione il proprio corredo emotivo con le emozioni legate al brano, individuando quali sono i blocchi che non ci consentono di esprimerle al meglio;

3) Lavorare sul personaggio: affinità e differenze della sua struttura emotiva e la nostra, cercando di individuare la soluzione migliore per noi di esprimere il suo punto di vista;

4) Lavorare sull’ambiente sonoro: arrangiamento, qualità dei suoni, ritmo, tonalità ecc. sono significativi quanto il testo e la linea melodica, e costituiscono la “scenografia sonora” del brano musicale;

5) Individuare i “trigger emotivi” secondo modelli espressivi: abbellimenti (vibrato, soffiato, portamento ecc.) e dinamica della voce utilizzati in maniera consapevole per veicolare emozioni; individuazione del range espressivo determinato dall’altezza della nota; individuazione della nostra “comfort zone” all’interno della nostra estensione vocale (per utilizzarla o trasgredirla);

6) Lavorare sulla gestualità e sulla posizione del corpo in relazione ai significati che vogliamo esprimere;

7) Abbattere i “luoghi comuni” espressivi, differenziando l’interpretazione dall’imitazione e ricercando le caratteristiche “uniche” dell’interprete.

8) Individuare il nostro “palco ideale”, imparando a dirigere le nostre emozioni in maniera funzionale al nostro pubblico.

Ho sempre ritenuto la canzone un’opera teatrale della durata di tre minuti.
Come tale ritengo vada trattata quando l’affrontiamo dal punto di vista interpretativo: analizzandola nella sua struttura, comprendendone l’arco narrativo, ma soprattutto andando a lavorare sulle nostre emozioni, percependo quanto di quel brano ci appartenga o meno.
Potresti sapere tutto di tecnica vocale, di respirazione, appoggio, diaframma, ma se non entri in consonanza emotiva con l’universo di significati che una canzone vuole esprimere, molto difficilmente riuscirai a renderla pienamente.

La tecnica è sempre al servizio dell’interpretazione. La grande differenza che passa tra un cantante e un interprete è che il cantante può esporre in maniera anche tecnicamente perfetta la linea melodica di un brano, e si può anche rimanere colpiti dalla sua bravura, ma potrebbe risultare “freddo” e “poco comunicativo”; il lavoro dell’interprete è invece quello di restituire l’intera tavolozza di colori che vanno a definire quel determinato brano.

E questo è il lavoro che faremo insieme.

Ad esempio, quando si impara a guidare poniamo molta attenzione su come vengono usate le marce, lo sterzo, i freni ecc. Una volta imparato, quelle nozioni tecniche vengono “dimenticate” e usate automaticamente; dipende poi dalla “creatività” nella guida se una persona diventa pilota di Formula 1 o autista di autobus!

Grazie al nostro corso imparerai a fare appello alle tue emozioni e a connetterti con esse: la tecnica inevitabilmente seguirà.

Una volta mi è stato chiesto da un’allieva: come mai pur avendo il timbro simile a quello di Whitney Houston, la sua potenza di emissione, perfino la sua estensione, le note non mi escono come uscivano a lei? Risposta: perché non sei Whitney Houston! Sei te stessa.

E’ dunque necessario un percorso di individuazione di sé in quanto artista per esprimere tutti i colori di un brano. Ti faremo conoscere la tua propria “tavolozza emotiva” per scegliere quale colore usare e qual è il senso che TU vuoi dare al brano stesso.
Solo in questo modo sarai in grado di coinvolgere il pubblico: mettendo in scena la tua unicità.

Questo vale sia che tu stia interpretando un brano scritto da altri o uno tuo. Spesso abbiamo difficoltà ad esprimere sul palco esattamente ciò che sentivamo scrivendo una canzone: sulla carta era bellissima, ma mentre la esegui sembra perdere efficacia, “non arriva”, “non comunica”. Perché? Come puoi pretendere che le tue emozioni arrivino al pubblico se hai dei blocchi emotivi che ti impediscono di viverle pienamente? Col nostro supporto sarai in grado di individuarli e rimuoverli.
A proposito di pubblico, ritengo che per ogni brano esistano almeno tre autori: chi scrive, chi interpreta, ma soprattutto chi ascolta. Il pubblico, appunto. Ognuna di queste parti in causa muove un gran numero di emozioni nel momento in cui affronta un brano. Chi scrive propone una tavolozza di colori, che viene integrata da chi interpreta, ma soprattutto viene rielaborata da chi ascolta. L’ascolto è un atto creativo. Devi imparare ad ascoltare con lo stesso impegno, la stessa costanza e lo stesso amore che metti nell’imparare ad interpretare. Ascoltare è un lavoro non solo per critici, giornalisti o operatori del settore, ma soprattutto per gli artisti stessi. Chi ascolta infatti riesce a cogliere sfumature e significati in un brano di cui neanche l’autore spesso è a conoscenza (a me, in qualità di autore, è capitato spessissimo).
Il pubblico fornisce un feedback immediato all’artista, rimandandogli indietro centuplicate quelle emozioni che lui mette in gioco. Ti insegneremo a gestire quest’onda emotiva, di impatto addirittura maggiore di quella sonora. E’ da questa onda che prende il nome il nostro metodo, perché la riteniamo estremamente importante nella costruzione del successo. Occorre quindi scegliere con attenzione il proprio pubblico. Sì, perché il pubblico adatto alle nostre canzoni lo scegliamo noi, così come scegliamo un amico a cui confidare le nostre emozioni più intime. Dal buon esito di questa scelta dipende il nostro successo. Una volta che abbiamo stabilito che abbiamo delle cose da dire, che valga la pena dirle e che siamo in grado di farlo, sapere a chi raccontarle è ciò che le rende efficaci. Non tutti sono adatti a tutti i palchi, e a tutti i tipi di pubblico. Noi vogliamo indicare il palco giusto al giusto artista. Perché accade anche che l’artista desidera il successo, ma poi non è in grado di sostenere il feedback emotivo di un gran numero di persone. Il nostro compito è quello di rendervi sempre all’altezza dei vostri desideri.

Vi siete mai...

⦁ chiesti qual è la grande differenza che passa tra essere un CANTANTE ed essere un INTERPRETE?
⦁ domandati come mai, pur essendo tecnicamente padroni del vostro strumento vocale, ci sono note che proprio non riescono a uscire, o che escono strozzate, flebili, gridate o inespressive?
⦁ posti il problema di quali emozioni siete in grado di suscitare nei vostri ascoltatori, di come riuscite a coinvolgere il vostro pubblico?
⦁ domandati infine chi è il vostro pubblico, e qual è il palco che fa per voi?

Il metodo ha la durata di otto settimane. Otto incontri che avranno l’obiettivo di:

1) Riconoscere e analizzare la struttura narrativa di un brano musicale, individuandone il punto di conflitto, quello di svolta e quello di risoluzione;

2) Imparare a mettere in relazione il proprio corredo emotivo con le emozioni legate al brano, individuando quali sono i blocchi che non ci consentono di esprimerle al meglio;

3) Lavorare sul personaggio: affinità e differenze della sua struttura emotiva e la nostra, cercando di individuare la soluzione migliore per noi di esprimere il suo punto di vista;

4) Lavorare sull’ambiente sonoro: arrangiamento, qualità dei suoni, ritmo, tonalità ecc. sono significativi quanto il testo e la linea melodica, e costituiscono la “scenografia sonora” del brano musicale;

5) Individuare i “trigger emotivi” secondo modelli espressivi: abbellimenti (vibrato, soffiato, portamento ecc.) e dinamica della voce utilizzati in maniera consapevole per veicolare emozioni; individuazione del range espressivo determinato dall’altezza della nota; individuazione della nostra “comfort zone” all’interno della nostra estensione vocale (per utilizzarla o trasgredirla);

6) Lavorare sulla gestualità e sulla posizione del corpo in relazione ai significati che vogliamo esprimere;

7) Abbattere i “luoghi comuni” espressivi, differenziando l’interpretazione dall’imitazione e ricercando le caratteristiche “uniche” dell’interprete.

8) Individuare il nostro “palco ideale”, imparando a dirigere le nostre emozioni in maniera funzionale al nostro pubblico.

Ho sempre ritenuto la canzone un’opera teatrale della durata di tre minuti.
Come tale ritengo vada trattata quando l’affrontiamo dal punto di vista interpretativo: analizzandola nella sua struttura, comprendendone l’arco narrativo, ma soprattutto andando a lavorare sulle nostre emozioni, percependo quanto di quel brano ci appartenga o meno.
Potresti sapere tutto di tecnica vocale, di respirazione, appoggio, diaframma, ma se non entri in consonanza emotiva con l’universo di significati che una canzone vuole esprimere, molto difficilmente riuscirai a renderla pienamente.

La tecnica è sempre al servizio dell’interpretazione. La grande differenza che passa tra un cantante e un interprete è che il cantante può esporre in maniera anche tecnicamente perfetta la linea melodica di un brano, e si può anche rimanere colpiti dalla sua bravura, ma potrebbe risultare “freddo” e “poco comunicativo”; il lavoro dell’interprete è invece quello di restituire l’intera tavolozza di colori che vanno a definire quel determinato brano.

E questo è il lavoro che faremo insieme.

Ad esempio, quando si impara a guidare poniamo molta attenzione su come vengono usate le marce, lo sterzo, i freni ecc. Una volta imparato, quelle nozioni tecniche vengono “dimenticate” e usate automaticamente; dipende poi dalla “creatività” nella guida se una persona diventa pilota di Formula 1 o autista di autobus!

Grazie al nostro corso imparerai a fare appello alle tue emozioni e a connetterti con esse: la tecnica inevitabilmente seguirà.

Una volta mi è stato chiesto da un’allieva: come mai pur avendo il timbro simile a quello di Whitney Houston, la sua potenza di emissione, perfino la sua estensione, le note non mi escono come uscivano a lei? Risposta: perché non sei Whitney Houston! Sei te stessa.

E’ dunque necessario un percorso di individuazione di sé in quanto artista per esprimere tutti i colori di un brano. Ti faremo conoscere la tua propria “tavolozza emotiva” per scegliere quale colore usare e qual è il senso che TU vuoi dare al brano stesso.
Solo in questo modo sarai in grado di coinvolgere il pubblico: mettendo in scena la tua unicità.

Questo vale sia che tu stia interpretando un brano scritto da altri o uno tuo. Spesso abbiamo difficoltà ad esprimere sul palco esattamente ciò che sentivamo scrivendo una canzone: sulla carta era bellissima, ma mentre la esegui sembra perdere efficacia, “non arriva”, “non comunica”. Perché? Come puoi pretendere che le tue emozioni arrivino al pubblico se hai dei blocchi emotivi che ti impediscono di viverle pienamente? Col nostro supporto sarai in grado di individuarli e rimuoverli.
A proposito di pubblico, ritengo che per ogni brano esistano almeno tre autori: chi scrive, chi interpreta, ma soprattutto chi ascolta. Il pubblico, appunto. Ognuna di queste parti in causa muove un gran numero di emozioni nel momento in cui affronta un brano. Chi scrive propone una tavolozza di colori, che viene integrata da chi interpreta, ma soprattutto viene rielaborata da chi ascolta. L’ascolto è un atto creativo. Devi imparare ad ascoltare con lo stesso impegno, la stessa costanza e lo stesso amore che metti nell’imparare ad interpretare. Ascoltare è un lavoro non solo per critici, giornalisti o operatori del settore, ma soprattutto per gli artisti stessi. Chi ascolta infatti riesce a cogliere sfumature e significati in un brano di cui neanche l’autore spesso è a conoscenza (a me, in qualità di autore, è capitato spessissimo).
Il pubblico fornisce un feedback immediato all’artista, rimandandogli indietro centuplicate quelle emozioni che lui mette in gioco. Ti insegneremo a gestire quest’onda emotiva, di impatto addirittura maggiore di quella sonora. E’ da questa onda che prende il nome il nostro metodo, perché la riteniamo estremamente importante nella costruzione del successo. Occorre quindi scegliere con attenzione il proprio pubblico. Sì, perché il pubblico adatto alle nostre canzoni lo scegliamo noi, così come scegliamo un amico a cui confidare le nostre emozioni più intime. Dal buon esito di questa scelta dipende il nostro successo. Una volta che abbiamo stabilito che abbiamo delle cose da dire, che valga la pena dirle e che siamo in grado di farlo, sapere a chi raccontarle è ciò che le rende efficaci. Non tutti sono adatti a tutti i palchi, e a tutti i tipi di pubblico. Noi vogliamo indicare il palco giusto al giusto artista. Perché accade anche che l’artista desidera il successo, ma poi non è in grado di sostenere il feedback emotivo di un gran numero di persone. Il nostro compito è quello di rendervi sempre all’altezza dei vostri desideri.

Parte emozionale

“8 passi per la felicità”

Ogni persona, ogni essere umano, ha diritto di essere felice e vivere la sua vita in maniera libera, di respirare a pieni polmoni e di svegliarsi ogni giorno con l’energia e la voglia di lasciare il proprio segno.
Ogni essere umano ha un dono, una sua caratteristica specifica (esattamente come può essere l’altezza o il colore degli occhi o la propria impronta digitale) che una volta riconosciuta può essere usata per migliorare il mondo intorno a sé.
La nostra responsabilità, in quanto essere umani, è quella di riconoscere questa nostra unicità, allenarci a farla crescere, e metterla al servizio del mondo che ci circonda.
In questo modo aiutiamo il mondo a migliorare e lasceremo un mondo migliore di come lo abbiamo trovato.

E per migliorarci ed eccellere la sola possibile strada è essere felici.
È la felicità che crea armonia, crea visione, crea ispirazione, crea comprensione, generosità, amore incondizionato e successo, che ci aiuta a vedere il mondo non solo come è ora, ma come potrebbe essere.
La felicità è quell’involucro, qual contenitore che racchiude dentro di se’ ogni possibile emozione, ogni possibilità e ogni direzione.
E’ la felicità che crea la via da percorrere in maniera semplice e veloce.

Ecco.
Il metodo “8 passi per la felicità” (o metodo Zanetti o “8 steps to happiness”) ci aiuta a ritrovare la nostra unicità e ad essere felici.
E tutto questo in 8 semplici strumenti, gli 8 passi appunto, che in maniera pratica e veloce ti aiutano a prendere in mano le redini della tua vita, a capire cosa veramente desideri e a raggiungerlo.

Come abbiamo imparato a leggere e a scrivere, possiamo anche imparare ad essere felici applicando la “penna” a noi più adatta per disegnare e realizzare, il nostro futuro.
Gli strumenti insegnati nelle 8 lezioni, hanno il principale scopo, se applicati all’occorrenza, di rendere gli studenti indipendenti dalla scuola stessa in modo tale che possano loro stessi diventare il volano del proprio cambiamento acquisendo sicurezza, fiducia, autostima.
L’obiettivo finale della scuola è quello di trasformare il mondo intorno a noi con l’esempio e costruire così un modello di vita basato sull’amore incondizionato e sulla vera libertà di scelta.

Il percorso per imparare il metodo e applicarlo si svolge in 8 lezioni:

  • Il Timone
  • I tre Aforismi
  • Andare oltre
  • La tua parte Oscura
  • L’Omino nella tua Testa
  • Come in Cielo…
  • Il tuo Posto Magico
  • La Nuova Sfida

Attraverso gli “8 passi per la felicità” ogni persona sarà in grado di dire in ogni istante della propria vita: “Non esiste altro posto in cui vorrei stare adesso!” perché una volta imparato come si usano gli strumenti, sarà sufficiente una loro applicazione per ritrovare lo stesso stato d’animo di scelta.

Tutto questo viene poi declinato ed applicato al mondo artistico.

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